Descrizione
Sul versante orientale della gravina di San Marco, si articola il Villaggio rupestre di Santa Marina, caratterizzato dal susseguirsi di grotte naturali e artificiali ricavate nella calcarenite, dislocate su più livelli. L’ambiente più rappresentativo del villaggio, risulta essere la maestosa chiesa rupestre di Santa Marina, datata XI-XIV secolo, ma è probabilmente più antica per la presenza del raro triforio come elemento di separazione tra aula e presbiterio che a sua vola risulta triabsidato. La chiesa è collocata in corrispondenza del registro più alto delle cavità che si aprono lungo lo spalto orientale della gravina di San Marco, a conferma del fatto che gli ambienti di tale importanza fossero generalmente collocati sulla sommità, o nella parte centrale, senza altre costruzioni nelle zone superiori, per conferire la giusta importanza all’edificio religioso, spesso attorniato dall’area cimiteriale. Attorno la chiesa di Santa Marina si aprono decine di grotte ciascuna caratterizzata da aperture differenti: ora piccoli ingressi squadrati riconducibili al XII-XIII secolo, ora ampie aperture irregolari caratterizzate da ampi archi con pareti strapiombanti, riconducibili al XV-XVI secolo. All’interno del villaggio sono ben evidenti i segni di una primitiva organizzazione urbana fatta di percorsi, sentieri, rampe di scale, depositi di sementi, sistemi di canalizzazione e raccolte dell'acqua piovana. Il sito fu frequentato probabilmente dall’alto medioevo sino agli inizi del XVII secolo per poi essere abbandonato in seguito ad almeno due alluvioni devastanti avvenuti nel 1603 e 1608, che causarono crolli, rendendo impossibile la vita nel villaggio; ma probabilmente il sito fu frequentato sino al XVIII-XIX secolo, quest’ultimo dato scaturito in base ad una cospicua presenza di frammenti di materiali ceramici di superficie inquadrabili tra la fine del XVIII e XIX secolo.
