Descrizione
La ricchezza culturale di Massafra non è legata solo alla presenza di numerosi e pregevoli beni artistici ed architettonici presenti sul suo territorio, ma anche alle tradizioni religiose che, nonostante la plurisecolare esistenza, sono ancora vive e vissute con vero sentimento devozionale dagli abitanti della cittadina jonica.
Ancora oggi le manifestazioni religiose che si svolgono ogni anno a Massafra, raccolgono una commossa partecipazione da parte dei cittadini e dei numerosi visitatori che si lasciano coinvolgere dall’atmosfera pregna di fede. Questi riti e tradizioni rendono il patrimonio culturale immateriale della città ancora più sfaccettato e vario.
I CRUCIFISSI NELLA GRAVINA MADONNA DELLA SCALA
La processione penitenziale dei Crucifissi prende il nome dal termine dialettale massafrese “Crucefiss”, con il quale sono indicate tre piccole cappelle scavate nella roccia, site sul fondovalle della Gravina di Madonna della Scala.
Qui, da tempo immemorabile, si effettua una processione penitenziale nei venerdì di marzo, cantando “laudas per iter”. Tale pratica rientrava nella facoltà di solennizzare, con particolari riti religiosi, la ricorrenza dei venerdì di marzo, concessa dalla Curia romana al Clero massafrese con decreto dal 1792.
Da allora, tranne che per una breve interruzione di questa tradizione per alcuni anni, tante persone si riversano in preghiera nella Gravina di Madonna della Scala, luogo affascinante, pregno di significati religiosi e di storia. Sul fondo di questa valle, fra centinaia di grotte che compongono un villaggio rupestre di epoca neolitica, vi è il Santuario di Madonna della Scala, meta dei tanti fedeli che chiedono aiuto alla Madonna.
LA PROCESSIONE DEI MISTERI DEL VENERDI’ SANTO
Pasqua è sinonimo di riti: Massafra dedica a questo evento una serie di spettacolari iniziative popolari che fanno della Settimana Santa, un appuntamento colmo di devozione e suggestione.
La Crocifissione di Gesù Cristo permea l’animo di tutti i credenti in un clima struggente, dove si diffondono canti, preghiere e aromi d’incenso, e bande musicali suonano brani operistici di intonazione dolorosa e marce funebri.
La processione dei Misteri del Venerdì Santo è un’affascinante e drammatica descrizione simbolica, senza parole, della Passione e Morte di nostro Signore. Tutti i fratelli delle Confraternite storiche di Massafra sfilano per il centro storico della città, portando a spalla le statue che identificano le varie stazioni del Calvario di Cristo.
LA PROCESSIONE DELLA MADONNA DELLA SCALA E IL RITO DELLA CONSEGNA DELLE CHIAVI
La protezione della Madonna della Scala sulla città di Massafra risale al 20 febbraio del 1743, quando, in occasione di un devastante terremoto che colpì duramente molte località dell’Italia meridionale, la città di Massafra fu graziata.
Il popolo massafrese, attribuendo lo scampato pericolo all’intercessione della Madonna della Scala, la invocò come sua protettrice e ne chiese il riconoscimento al Papa. La richiesta fu esaudita nel 1776, anno in cui la Madonna della Scala fu proclamata “Principalis Patrona” di Massafra.
Ogni anno, alla prima domenica di maggio, il sentimento cristiano del popolo massafrese verso la Madonna della Scala, si rinnova nella plurisecolare e tradizionale processione, che vive il momento di maggiore intensità nel rito della Consegna delle Chiavi. Il giovedì antecedente la festa, la statua settecentesca della Madonna, viene trasportata a spalla dai muratori in forma privata, chiusa nel cosiddetto “stipone”, dalla Chiesa di San Benedetto al Santuario. La domenica mattina, dopo la celebrazione religiosa, dal Santuario, l’effige sacra della Madonna, in processione, raggiunge via Vittorio Veneto.
Quasi contemporaneamente, da piazza Garibaldi, muove un altro corteo formato dal Sindaco, dagli Amministratori, da altre Autorità e dalle Associazioni. Dopo che i portatori hanno posato la statua su di un palco, il Sindaco ricorda la materna protezione della Vergine Maria e consegna al Vescovo e, quindi, alla Madonna, le “Chiavi della Città” di Massafra, in segno di protezione sulla stessa e di sudditanza. La processione prosegue sino alla Colleggiata di San Lorenzo, dove la statua della Madonna rimane esposta alla venerazione del popolo massafrese per tutto il mese di maggio; dopo questo periodo, ritorna ad essere custodita nella Chiesa di San Benedetto.
LA SCAMBISCIATA
Il 26 settembre, la sera precedente della festa ufficiale dei Santi Medici, Cosimo e Damiano, una lunga processione di fedeli attraversa, con un cero fra le mani, le vie del paese, dall’imbrunire sino ad oltre la mezzanotte. È la cosiddetta “scambisciata”, che rappresenta per il popolo massafrese, più che una processione organizzata, un puro atto di fede e devozione. A questa processione partecipano numerosi devoti e gli uomini, in particolare, adempiono al voto, reggendo a spalla e a turno, le miracolose statue dei santi.
La “scambisciata” ha origini antiche: risale alla consuetudine delle battaglie giocose, combattute in tutto il Meridione, per ricordare le lotte sostenute contro i Turchi che, soprattutto, fra il 1400 e il 1500, assalirono le coste dell’Italia meridionale.
Ai primi di settembre del 1594, un’armata turca, di oltre cento navi, compariva nel golfo di Taranto: le isole Cheradi vennero occupate e fu posto l’assedio alla città. Tutti i baroni pugliesi inviarono truppe per fermare questa invasione : si ingaggiarono memorabili battaglie contro i Turchi. Il 22 settembre 1594, un contingente turco sbarcò alle foci del fiume Tara e puntò verso Massafra.
I massafresi si organizzarono in milizia sotto la guida del vescovo di Mottola Jacopo Micheli e della feudataria Isabella Monsorio, succeduta nel possesso della città ad Alfonso Pappacoda. Il piccolo esercito avanzò contro i turchi e lo scontro avvenne verso la marina, in un luogo denominato la piantata di Scardino. La battaglia fu vinta dai massafresi e i turchi ripresero il mare e se ne ritornarono alle basi di partenza.
La resistenza contro gli Infedeli, in diversi paesi del sud ed anche a Massafra, diede origine ad una suggestiva tradizione popolare: durante le feste patronali i cittadini, indossando costumi medievali, si dividevano in due schieramenti, simulando di essere, gli uni i Cristiani, gli altri i Turchi e, con una battaglia giocosa, commemoravano l’evento glorioso.
Terminati questi giochi, i partecipanti giravano, di sera, per le vie del paese. Non si trattava di semplici processioni notturne a scopo devozionali, ma di feste popolari con spettacoli che erano un misto di simboli religiosi e profani. La “scambisciata” era un corteo processionale in cui si interveniva senza il camice delle Confraternite.
Queste, infatti, erano obbligate ad intervenire solo in occasione delle processioni del santo titolare della Congrega, o durante le processioni Capitolari e patronali. Fra queste non rientrava la processione dei Santi Medici, la quale, non avendo ricevuto il crisma dell’ufficialità, dovette assumere, sin dall’inizio, carattere di devozione popolare, che scaturiva dalla diffusione del culto per le migliaia di grazie e di miracoli, soprattutto relativi alla salute.
PROCESSIONE DI SAN MICHELE ARCANGELO
Il culto per l’Arcangelo Michele a Massafra è antichissimo, risale addirittura all’Alto medioevo. Patrono della città, ci si riferisce a lui come protettore dei mestieri che si servono di bilance e della Polizia e della Pubblica Sicurezza. Il culto per San Michele era legato in antico anche alla pastorizia, alla transumanza e alla locazione dei terreni pascolativi.
Non solo a Massafra, ma anche nell’intero territorio pugliese; due sono le feste del Santo: il 29 settembre e l’8 maggio. Si usava dire che le locazioni per l’erbaggio duravano da un Sant’Angelo all’altro, nel senso che le greggi entravano nei pascoli il 29 settembre, festa di San Michele Arcangelo, e ne uscivano l’8 maggio, festa dell’apparizione dell’Arcangelo Michele sul Gargano.
Un’altra antica usanza è legata alla data dell’8 maggio. Quando la festa patronale Madonna della Scala cadeva il 1° maggio, dopo la consegna delle chiavi, la processione e il giro al Borgo, la statua della Madonna della Scala tornava in piazza Garibaldi e per via La Terra raggiungeva l’antica Chiesa Madre.
Qui la Madonna restava esposta alla venerazione dei fedeli fino alla domenica successiva, l’ottava appunto, quando con una nuova processione si riportava su in Paese facendo precedere la statua da quella di San Michele Arcangelo fino a raggiungere la chiesa parrocchiale di Santa Maria sita in piazza Garibaldi. Giova ricordare che i simulacri processionali di S. Michele sono due.
Una delle due statue è sita sulla macchina lignea nell’antica chiesa matrice. Si racconta che quando essa veniva portata in processione si scatenavano terremoti, avversità atmosferiche e malattie, sicchè si è sempre preferito portare in processione l’altra. L’usanza dell’Ottava della Madonna è durata fino al 1927 allorchè la chiesa di S. Maria fu chiusa al culto e poi abbattuta.
Dal 1972, poiché non vi era più alcuna partecipazione dei fedeli, la processione di San Michele fu interrotta; fu poi ripresa nel 1992 grazie all’allora arciprete don Sario Chiarelli. La processione del simulacro di San Michele Arcangelo trova il suo spazio all’interno degli eventi della festa patronale religiosa dell’ultima settimana di Settembre e riporta alla luce l’antico legame che intercorre tra il Santo Patrono e i fedeli.
